FARFALLE IN TOUR


FARFALLE IN ToUr – INCLUSIONE SOCIALE E RIGENERAZIONE URBANA
Un progetto innovativo, nato dalla collaborazione tra ASL Città di Torino, Centro di Salute Mentale, dipartimento di Scienze della vita e Biologia dei sistemi dell’Università di Torino e le cooperative sociali Il Margine e La Rondine.

Sono passati sette anni da allora e oggi il progetto vede la collaborazione tra ASL Città di Torino, Centro di Salute Mentale, dipartimento di Scienze della vita e Biologia dei sistemi dell’Università di Torino, le cooperative sociali Il Margine e La Rondine.
Nelle intenzioni iniziali del progetto un’idea tanto semplice quanto potente: occuparsi delle farfalle significa, in fondo, prendersi cura della propria città, assumersi un impegno di cittadinanza attiva, attraverso un viaggio di crescita per persone che vivono un disagio e di empowerment tra tutti gli attori che vi partecipano.
Dal 2018, Farfalle in ToUr fa parte di un grande progetto europeo, il ProGIreg – Productive Green Infrastructure for Post-industrial Urban Regeneration: l’obiettivo è la costruzione di corridoi verdi e di oasi che permettano il ripopolamento di farfalle delle aree urbane, gestiti e curati dagli utenti delle due cooperative.
Proprio in questi giorni è stato lanciato un CONTEST ideato dal team del progetto FARFALLE IN ToUr: ogni mercoledì, verrà pubblicato un video informativo sulle farfalle urbane che propone semplici attività e che ha come protagonisti alcuni degli ospiti dei servizi della nostra cooperativa.
I nostri servizi coinvolti sono le autonomie supportate, GAP VEGA, GAP CHATILLON, CAD Officine A.L.MA, comunità Aquilone e l’Orto che cura.
FARFALLE IN ToUr NON SI FERMA: UN CONTEST APERTO A TUTTI PER CONOSCERE I SEGRETI DELLE FARFALLE
Un progetto innovativo, nato dalla collaborazione tra ASL Città di Torino, Centro di Salute Mentale, dipartimento di Scienze della vita e Biologia dei sistemi dell’Università di Torino e le cooperative sociali Il Margine e La Rondine.
È stato lanciato nelle settimane scorse il contest ideato dal team del progetto FARFALLE IN ToUr.
Ogni mercoledì, verrà pubblicato un video che ha come protagonisti alcuni degli ospiti dei nostri servizi che, grazie al percorso formativo “Farfalle in ToUr diversity for BioDiversity” dello scorso settembre, destinato a persone vulnerabili svantaggiate, sono diventati “esperti cittadini” nell’allevamento dei bruchi e nell’individuazione delle piante più adatte per facilitare il passaggio delle farfalle.
Ciascun video contiene una sfida diversa aperta a tutti: chi deciderà di partecipare riceverà ogni settimana una diversa card per riconoscere una delle specie di farfalle più comuni nella città di Torino.
Il progetto FARFALLE IN ToUr è nato dalla collaborazione tra ASL Città di Torino, Centro di Salute Mentale, dipartimento di Scienze della vita e Biologia dei sistemi dell’Università di Torino e la cooperativa Il Margine, e si propone di conciliare la tutela delle farfalle con l’inclusione sociale di persone fragili. I nostri servizi coinvolti sono le autonomie supportate, GAP VEGA, GAP CHATILLON, CAD Officine A.L.MA, comunità Aquilone e l’Orto che cura.
L’obiettivo è la costruzione di corridoi verdi e di oasi che permettano il ripopolamento di farfalle delle aree urbane, gestiti e curati dai nostri utenti e dagli utenti della cooperativa La Rondine.
Questa collaborazione – che oggi include anche la cooperativa sociale La Rondine – dal 2018 fa parte di un grande progetto europeo: il proGIreg, Productive Green Infrastructure for Post-industrial Urban Regeneration. Nelle intenzioni degli enti partner, la riconversione di aree post industriali in infrastrutture verdi, attraverso sperimentazioni che prevedono un uso sostenibile della natura e il coinvolgimento di cittadini e associazioni del territorio.
State con noi e partecipate al contest seguendo la pagina Facebook del progetto!
Quando lavorare sull’inclusione mette in rete creatività, formazione, riabilitazione e politiche green di cittadinanza attiva
Ne parliamo con Anna Laura Ventresca, educatrice professionale, referente sostegno territoriale integrato, cooperativa sociale La Rondine
A Torino, al Centro di salute mentale di via Spalato, sembra una normale giornata di lavoro, poi qualcosa accelera il ritmo dei gesti quotidiani e gli eventi cominciano ad arrotolarsi tra loro in modo assolutamente inaspettato.
Prima la proposta del dottor Gallino, primario dell’ambulatorio, di sperimentare anche a Torino un’attività già avviata a Milano per riportare le farfalle in città; poi il salto nel buio di coniugare farfalle e riabilitazione psichiatrica; infine l’entusiasmo di provare a dare concretezza a un progetto che subito diventa una potente metafora di uscita dall’isolamento per incontrare e abitare spazi diversi, luoghi che fino a quel momento erano del tutto inesplorati per le persone che frequentavano il CSM.
UN VIAGGIO NON SOLO DI FARFALLE
Sono passati sette anni da allora.
Il progetto oggi vede la collaborazione tra ASL Città di Torino, Centro di Salute Mentale, dipartimento di Scienze della vita e Biologia dei sistemi dell’Università di Torino, le cooperative sociali Il Margine e La Rondine. Inoltre, dal 2018, fa parte di un grande progetto europeo, il proGIreg – Productive Green Infrastructure for Post-industrial Urban Regeneration: l’obiettivo è la costruzione di corridoi verdi e di oasi che permettano il ripopolamento di farfalle delle aree urbane, gestiti e curati dagli utenti delle due cooperative.
Nella pratica, però, Farfalle in ToUr si è rivelato “un viaggio non solo delle farfalle”, ma un viaggio di crescita per persone che vivono un disagio e di empowerment tra tutti gli attori che vi partecipano.
PRIME IDEE PER UN PROGETTO
Te lo aspettavi quando avete cominciato a elaborare le prime idee in quel lontano marzo 2013?
Beh, diciamo che me lo auguravo! All’epoca lavoravo ancora con la cooperativa Il Margine e con le mie colleghe, da subito ci è stato chiaro che la forza del progetto era proprio nella possibilità di lavorare sul tema dell’inclusione in modo nuovo. La sfida era riuscire a mobilitare i saperi e le capacità residue delle persone che seguiamo, facilitando il loro re-inserimento sociale e costruendo anche occasioni di lavoro reale, seppur protetto.
Per noi il concetto di inclusione, doveva necessariamente passare attraverso la costruzione di relazioni e la possibilità di offrire ai nostri utenti e alle loro famiglie luoghi dove sperimentare una qualche forma di cittadinanza attiva sul territorio, magari provando ad attivare un dialogo tra soggetti tradizionalmente distanti.
Così, dopo aver incontrato i coordinatori del progetto milanese, abbiamo capito che noi volevamo una cosa completamente diversa per Torino: non volevamo “semplicemente” seminare degli spazi verdi e aspettare l’arrivo dei lepidotteri, volevamo cercare di capire le cause per cui le farfalle non riuscivamo più ad abitare le nostre città. Volevamo attivare conoscenza.
Da qui il fortunato incontro con il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino e con l’équipe della professoressa Simona Bonelli e la sua proposta di monitorare in modo scientifico le farfalle in aree urbane.
FARE RETE E RIUNIRE ATTORI DIVERSI INTORNO A UN PROGETTO
Direi un incontro decisamente virtuoso: l’Università, la cooperazione sociale, le persone seguite dal Centro di salute mentale… Non mi sembra esistano molti altri precedenti o sbaglio?
Effettivamente si tratta di una collaborazione abbastanza unica, soprattutto se si considera che normalmente tutto il mondo legato alla salute mentale e alla fragilità riscontra scarsa credibilità. Invece, già nel 2014, siamo riusciti ad attivare una convenzione tra ASL, Università e cooperativa il Margine. Ogni ente avrebbe sostenuto, ciascuno con le proprie competenze, il programma: formazione da parte dell’Università; spazi verdi da parte del CSM e dell’ASL di competenza; l’area verde dell’Orto che cura da parte della cooperativa Il Margine, dove piantumare le piante e preparare semi. Inoltre, sempre la cooperativa garantiva le ore educative e il lavoro degli operatori dell’Area Lab per creare un sito web del progetto a carattere divulgativo.
Mi piace sempre ricordare la forza, l’entusiasmo, il tempo e la fatica che educatori ed educatrici hanno profuso nel progetto e come ancora oggi continuino a farlo.
Sono proprio gli educatori che nel loro quotidiano, con il loro fare assieme agli utenti, rendono il progetto realizzabile, affrontando la complessità che un intervento di questo tipo necessariamente comporta.
OCCASIONI PER ATTIVARE L’INCLUSIONE SOCIALE
Nel concreto, come si è tradotto sul territorio torinese Farfalle in ToUr? Il progetto ha offerto quelle occasioni di inclusione da cui siete partiti?
Nelle nostre intenzioni, occuparsi delle farfalle significava anche prendersi cura della propria città, provare a rendere più bello l’ambiente urbano che viviamo, rendendo al contempo più visibili i nostri utenti, che in questo modo diventavano protagonisti attivi di una piccola grande bellezza.
E così è stato: creando delle oasi verdi nei servizi di salute mentale, con la partecipazione dei soggetti pubblici e del privato sociale, coinvolti attivamente nella cura, abbiamo anche creato nei quartieri luoghi in cui incontrarsi e tessere nuovi rapporti.
Poi c’è tutta la partita della formazione. Tengo in particolare a ricordare che nel 2016 abbiamo vinto un bando del centro di servizio per il volontariato Vol.To, con un progetto per un percorso intergenerazionale che vedeva la partecipazione degli utenti e familiari dell’Alzheimer Cafè, alunni e familiari della scuola primaria “Battisti”, utenti e familiari dell’Asl città di Torino.
Grazie al contributo del bando, abbiamo potuto riprogettare il sito web, monitorare l’area focus che ci era stata affidata (via Luserna di Rorà) attraverso la conta delle specie avvistate e la ricerca degli stadi preimaginali (uova e bruchi) per verificare la fruibilità dell’habitat.
FARFALLE IN ToUr INCONTRA PROGIREG
Nel 2018, Farfalle in ToUr trova un nuovo respiro all’interno del progetto europeo Pro.Gi.Reg, e qui arriviamo a oggi, che ti vede sempre animatrice del progetto, ma con la cooperativa La Rondine.
Sì, la collaborazione con Pro.Gi.Reg ha allargato gli orizzonti di Farfalle in ToUr. La durata prevista è di 5 anni e vedrà la realizzazione, nel quartiere di Mirafiori Sud, di soluzioni verdi come orti scolastici e di comunità, tetti verdi, pareti verdi, giardini pollinator friendly per favorire la diffusione di insetti impollinatori.
Per le due cooperative coinvolte, questo significa otto borse lavoro per i nostri utenti (quattro per La Rondine e quattro per Il Margine) e la possibilità di continuare sia l’attività di formazione rivolta ai cittadini interessati sul tema farfalle, sia di cura concrete delle aree verdi.
IL PROGETTO CONTINUA
Questi ultimi mesi sono stati travolti dall’emergenza Covid: proviamo a guardare oltre?
Chiaramente l’emergenza ci ha costretto a rimandare tutte le attività all’aperto e abbiamo perso i mesi primaverili. Però il progetto non si è fermato e attraverso il Contest che è stato appena inaugurato sul Web, abbiamo potuto coinvolgere ugualmente i nostri utenti in attività di formazione.
Guardando oltre, il grande tema è come continuare a dare sostanza e sostenibilità a Farfalle in ToUr: il progetto è molto interessante e coinvolge davvero tanti soggetti della nostra città che, insieme, possono generare esperienze reali di inclusione.
La voglia di continuare a costruire del pensiero intorno è quindi tanta!
Quando idee inclusive diventano anche NBS, soluzioni basate sulla natura all’interno di un grande progetto europeo
Ne parliamo con Laura Ribotta, ingegnere ambientale, responsabile di progetti Smart City del Comune di Torino

È il 2016 quando la Città di Torino decide di partecipare a una Call europea per un progetto di Smart Cities & Communities. Solo 5 progetti, dei 45 presentati (15 in seconda fase), sono stati finanziati, e Torino è tra i vincitori del bando: grande soddisfazione, ma soprattutto una grande opportunità per sperimentarsi in tema di rigenerazione urbana green di aree post-industriali.
Inizia così l’avventura di ProGIreg, per il gruppo di lavoro di Laura Ribotta, cui farà seguito il fortunato incontro con l’esperienza di Farfalle in ToUr.
Letteralmente “ProGIreg” significa: Productive Green Infrastructure for post-industrial urban regeneration, ossia “Infrastrutture verdi produttive per la rigenerazione urbana postindustriale”. Il presupposto di partenza si spiega da solo: un futuro sostenibile ha bisogno di città sostenibili e, se è vero che l’urbanizzazione ha comportato la perdita di spazi verdi nelle città, con un impatto negativo su acqua, aria, suolo, biodiversità, salute umana e clima, occorre trovare soluzioni efficaci per rigenerare gli spazi urbani.
PROGIREG, IL PROGETTO
ProGIreg, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, prevede lo sviluppo di Living Lab, ossia di attività di ricerca sul campo e nella vita quotidiana, per sviluppare, testare e implementare soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions – NBS).
Il progetto, con scadenza 2023, prevede il coinvolgimento di quattro città: Dortmund (Germania), Zagabria (Croazia), Ningbo (Cina) e Torino, che, nello specifico con il quartiere Mirafiori, è l’unica città italiana in cui sono organizzati i Living Lab. Altre 4 città sono poi impegnate a replicare le soluzioni basate sulla natura, Cascais (Portogallo), Cluj-Napoca (Romania), Pireo (Grecia) e Zenica (Bosnia ed Erzegovina).
PARLANDO DI NATURE BASED SOLUTIONS – NBS
Partiamo proprio dall’inizio: che cosa ha significato per Torino parlare di NBS?
Beh, parti dal presupposto che nessuno di noi sapeva esattamente che cosa significasse “soluzioni basate sulla natura”!
L’aspetto che ci sembrava particolarmente sfidante e nuovo era l’unione tra “natura” e il concetto di “soluzione”: ci veniva chiesto, cioè, di provare ad affrontare alcuni problemi della città, in particolare problemi sociali, in chiave verde.
Normalmente quando si parla di “verde” nelle aree urbane, la risposta più immediata è la creazione di aree destinate a ospitare nuovi alberi, nuove aiuole, senza attivare particolari connessioni con il tessuto sociale. Qualche esperimento di co-progettazione di aree verdi con i cittadini era stato fatto, ma certamente l’intenzione di partenza non era di risolvere un problema sociale attraverso una soluzione naturale.
Il mio primo passo, quindi, è stato capire che cosa si intendesse, a livello europeo, per NBS e poi cercare sul nostro territorio delle esperienze che rispondessero ai requisiti richiesti.
L’INCONTRO CON FARFALLE IN ToUr
E hai incontrato Farfalle in ToUr…
Incontro non casuale, visto che fin da bambina sono stata un’appassionata di farfalle! Mia mamma, per quarant’anni insegnante elementare, allevava bruchi in classe… ispirata dalle poesie di Gozzano e dalla didattica della scuola attiva sperimentata agli inizi degli anni 70 proprio a Mirafiori. Quindi è stato naturale, per me, pensare che le farfalle potessero essere una di quelle NBS richieste dal progetto europeo.
Da un articolo di giornale sono venuta a conoscenza di Farfalle in ToUr e ho preso contatti con alcuni operatori del vostra cooperativa Il Margine e con Simona Bonelli dell’Università di Torino. E a quel punto sono nate milioni di idee: prima di tutto la possibilità di potenziare Farfalle in ToUr facendolo rientrare all’interno della rete ProGIreg e rilanciando il tema delle borse lavoro per le persone seguite dalla cooperativa.
Poi abbiamo pensato che si poteva avviare il monitoraggio degli insetti impollinatori e per la prima volta le facoltà di Agraria e Biologia hanno collaborato insieme in questa direzione, Agraria sugli apoidei e Biologia sulle farfalle: i dati raccolti saranno assolutamente nuovi perché nessuno lo aveva mai fatto a Torino.
FARFALLE IN ToUr COME NBS
Rimane da esplorare l’aspetto più innovativo delle NBS previste da ProGIreg: in che modo si aggancia il progetto Farfalle in ToUr e l’ambito della rigenerazione urbana e sociale del quartiere Mirafiori?
Ecco, qui veniamo proprio alla parte più sfidante del progetto. Visto che siamo entrati nella Fase 2 post Covid, possiamo infatti tornare a ri-modulare le nostre attività in due realtà molto diverse tra loro: Casa Farinelli e la Casa del mondo unito.
Abbiamo previsto che tra giugno e luglio gli utenti della vostra cooperativa e quelli della cooperativa La Rondine potranno attivare il percorso di conoscenza sulle farfalle all’interno di Casa Farinelli, che offre ospitalità temporanea a nuclei fragili in emergenza abitativa. Casa Farinelli è un progetto della Città di Torino gestito dall’Associazione di promozione sociale Aics insieme alle cooperative sociali Terzo Tempo e Terra mia. Ospita molti bambini e proprio per questo abbiamo pensato che far incontrare la loro realtà con l’esperienza di Farfalle in ToUr potesse rivelarsi particolarmente interessante.
I bambini si dedicheranno all’allevamento dei bruchi e alla cura delle piante più adatte per nutrirli. Tra l’altro, grazie al contest che ci siamo inventati per dare fiato al progetto anche durante i mesi del lock-down, abbiamo già del materiale pronto da consegnare ai bambini: le card delle farfalle più diffuse a Torino. In questo modo sarà più facile spiegare ai bambini che, imparando a riconoscere le farfalle, potranno aiutarci a monitorarle, in ottica citizen-science.
Come si svilupperà, invece, il progetto all’interno della Casa del mondo?
Casa del mondo unito è un centro di accoglienza per rifugiati, gestito dalla cooperativa progetto tenda e cooperativa esserci. Il problema delle persone ospitate nel centro è sostanzialmente di inclusione e accettazione all’interno del quartiere: l’idea, quindi, è di provare a creare occasioni di incontro con gli abitanti del quartiere, proprio attraverso il percorso sulle farfalle. Attraverso i video che stiamo realizzando, i ragazzi potranno acquisire informazioni a distanza sulle farfalle e poi, direttamente in campo, si occuperanno della cattura dei lepidotteri con i retini per il bio-monitoraggio.
RIGENERAZIONE URBANA E INCLUSIONE SOCIALE
Immagino che tenere insieme il filo dell’inclusione sociale e della rigenerazione urbana non sia stato così semplice in fase progettuale…
Affatto, anche perché iniziative come ProGIreg prevedono una progettazione complessa, molto diversa da quello cui siamo abituati a fare quando si parla di “soluzioni verdi” e riqualificazione urbana. Bisogna sempre tener presente il punto di arrivo e tenere il filo tra tutte le realtà coinvolte.
Quando abbiamo immaginato il coinvolgimento delle persone seguite dalla vostra cooperativa e dalla cooperativa La Rondine, abbiamo anche dovuto prevedere già in fase progettuale, dove avrebbero potuto essere coinvolte.
Oltre a Casa Farinelli e alla Casa del mondo unito, infatti, abbiamo previsto anche attività nelle scuole del quartiere Mirafiori, che, vista l’emergenza Covid, saranno posticipate a primavera 2021. E abbiamo previsto anche delle attività al Presidio Valletta di Via Farinelli dove sono presenti anziani malati di Alzheimer, anche queste rimandate al prossimo anno.
Ma c’è di più. Il filo che lega tutte queste esperienze si traduce nell’attenzione al nostro “bene comune”: ossia attivare esperienze di consapevolezza da parte dei cittadini nella cura del verde urbano. In futuro, a fronte di risorse sempre più ridotte, sarà sempre più necessario il contributo dei cittadini nella manutenzione delle aree verdi e, se queste ultime vengono vissute da cittadine come “proprie”, forse sarà più semplice innescare dei comportamenti virtuosi.


